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GEREMIA MANCINI, UNA MANIFESTAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI MORTALI SUL LAVORO
di G.Zulli


Da ex Segretario generale della Cgil regionale, concordo pienamente e senza alcuna remora ideologica con la proposta avanzata dal collega Geremia Mancini, Segretario generale dell’Ugl abruzzese, di realizzare, magari di sabato mattina, una grande e unitaria manifestazione per protestare nei confronti dei continui infortuni mortali sul lavoro che si verificano in una Regione, la nostra, che è tra i fanalini di coda dell’intero Paese per la tutela dei lavoratori sul posto di lavoro. Al momento in cui scrivo queste note, siamo arrivati a ben 307 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno in corso e, a mio avviso,non bastano più le pur accorate e sincere parole di condanna, di indignazione e di condoglianze che vengono pronunciate all’indomani di ogni tragedia dalle più alte cariche dello Stato: occorre scendere in piazza per far sentire alta, forte e chiara che c’è una parte della nostra società, costituita dai lavoratori dipendenti e pensionati che si riconoscono nei sindacati confederali che non si rassegnano a registrare passivamente questa lugubre sequenza di infortuni mortali spesso evitabilissimi se prevalesse, da parte di molti imprenditori senza tanti scrupoli, un maggiore rispetto per la vita altrui. Gli infortuni mortali, spesso, si verificano in quei cantieri dove manca il rappresentante per la sicurezza, lavorano giovani e immigrati alle loro prime esperienze di lavoro che hanno anche difficoltà a capire la nostra lingua e le leggi pur in vigore per evitare queste stragi e dove ci sono imprenditori che praticano il massimo ribasso pur di aggiudicarsi dei lavori che comunque procureranno degli utili perché ci si rifà sui costi che si risparmiano, primi fra tutti quelli per la sicurezza. E’ un gioco al massacro che tende anche ad escludere da una sana e civile concorrenza le imprese più sane, che rispettano leggi e contratti di lavoro. Anche per questi motivi occorrerebbe intensificare i controlli assumendo personale adatto alla repressione di questi fenomeni che speso rasentano la malavitosità e costano al Paese somme da capogiro. L’attuale direttore generale dell’INAIL ha quantificato in 42 miliardi di euro l’anno i costi dell’Istituto per indennizzare gli infortunati e le famiglie dei caduti sul lavoro.
Tenendo conto di questo contesto, la manifestazione proposta da Geremia Mancini dev’essere unitaria e confederale: le morti, anche se per un assurdo linguistico vengono definite “bianche”, non hanno colore politico o tessera sindacale e debbono contribuire a far scendere in piazza tutte le categorie, anche quelle apparentemente meno esposte come i lavoratori pubblici - ad eccezione degli ospedalieri! - e della scuola.
A me la proposta di Mancini pare più convincente e mobilitante di quella avanzata nella settimana di Pasqua dal sindacalista Cgil Giampaolo Di Odoardo perché non serve a niente chiedere a un Vescovo di pronunciare parole di condanna per quegli imprenditori che sanno benissimo quello che stanno facendo quando praticano quei ribassi per aggiudicarsi i lavori che comunque creeranno profitto elevato per lo sfruttamento più inumano dei lavoratori, specie immigrati,incapaci di reagire e non sindacalizzati. Se fosse una strada praticabile, quella delle prediche, penso che basterebbe chiedere ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di rivolgersi al Papa o al Presidente della C.E.I. anche per evitare di dare l’impressione che, su questi temi così delicati, c’è chi gioca a fare il primo della classe.
Una o più manifestazioni di piazza,con cortei e comizi, contribuirebbero, se non altro, a tenere desta l’attenzione di un’opinione pubbliche che, diciamolo con franchezza, su questi temi è ancora piuttosto distratta.
 

Giustino Zulli

Articolo del 28 aprile 2007
 

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