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IL DRAMMA DELLE MORTI SUL LAVORO
di G.Zulli


Al momento in cui scrivo queste note, la vergognosa e non più tollerabile carneficina dei morti sul lavoro sacrificati davanti all’altare del Dio Profitto, è arrivata a quota 333. Molto probabilmente si sono aperte numerose inchieste da parte della Magistratura ma, per quanto mi riguarda, sono stufo di questi assurdi, anche se dovuti, rituali. Basta, infatti, aprire inchieste per individuare responsabilità che hanno un nome e un cognome : profitto e mancato rispetto delle norme, che pure ci sono,sulla sicurezza sul lavoro e aumentare gl’investimenti, in persone e mezzi, per le attività ispettive e di controllo capaci di incidere a monte, non a valle, delle attività lavorative più rischiose.
Il bollettino di guerra è purtroppo agghiacciante: nel corso del 2006 ci sono stati 1300 morti sul lavoro ai quali occorre aggiungere coloro che muoiono in seguito a malattie professionali o infortuni precedenti. Secondo il Presidente dell’A.N.M.I.L. ( Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) Pietro Mercandelli, ogni anno muoiono 200 lavoratori per i postumi di infortuni e malattie professionali che, per una tipica assurdità italiana, non vengono statisticati quali morti sul lavoro!
Al 31 dicembre 2006 erano 192.111 i lavoratori italiani che hanno contratto una malattia professionale che ha provocato loro una disabilità grave o gravissima indennizzata con una rendita permanente che fa sborsare all’INAIL ingenti somme da versare alle vedove a agli orfani dei lavoratori deceduti!.
Oltre alla tragedia umana, c’è da rilevare anche la pesante ricaduta economica degli infortuni e delle morti sul lavoro che è stata calcolata pari al 3,2% del P.I.L. (Prodotto interno lordo), con i suoi 43 miliardi di euro l’anno.
Se si facesse più prevenzione, avremmo meno infortuni e morti sul lavoro e anche più risorse da destinare finalmente a sviluppo e buona e durevole occupazione.
Ma, per raggiungere questo sacrosanto obiettivo, la strada è in forte salita. In Italia e nella nostra Regione. Recentemente, a L’Aquila, nell’ambito delle iniziative previste dal programma”Esci dal nero: conviene” sono stati forniti da Francesco Colaci, Direttore dell’U.R.L.M.O. ( Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione), Ferdinando Balzano, Direttore dell’INAIL regionale e Giovanni Lancioni, Direttore dell’I.N.P.S. regionale dei dati che si commentano da soli.
Su 2.090 aziende ispezionate dal 2 gennaio al 31 marzo di quest’anno, 1.348 - pari al 64%- sono risultate irregolari e 1.201 lavoratori su 2.476, pari al 50% sono risultati in nero.
Il Procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi, presente al Convegno, ha giustamente usato parole molto severe per condannare un fenomeno che, tra l’altro, segna la vittoria dell’illegalità e mette fuori mercato le imprese serie.
Ho più volte scritto, su queste colonne, che ora non ci sono più alibi: per nessuno.
Grazie al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che sin dal discorso del suo insediamento e ripetutamente nel corso dei suoi primi mesi di mandato, ha fortemente stigmatizzato il lavoro nero, il problema è uscito fuori dal terreno più propriamente sindacale in cui era stato confinato per molti anni ed è diventato argomento di serie riflessioni di tutti gli ambienti politici. E sono convinto che su questi problemi si misurerà anche la capacità di tenuta di una coalizione progressista perché non ci sono più scuse per affrontare e risolvere radicalmente il problema della sicurezza sul lavoro. Di lavoro si deve vivere, non morire.
L’Associazione “Articolo 21” -che si batte contro ogni forma di censura giornalistica e per il rispetto pieno della nostra Carta Costituzionale- ha proposto al Sindaco di Roma Walter Veltroni di installare un quadro luminoso sul Colosseo sul quale segnare ogni giorno il numero dei morti sul lavoro e si capisce bene anche il significato simbolico di questa proposta che condivido e anzi spero sia recepita anche dai Sindaci di altre città italiane: al Colosseo, una volta morivano i martiri che si rifiutavano di rinnegare la loro religione. Sul Colosseo, oggi, ricordare giornalmente tutti coloro che vengono sacrificati a religioni meno nobili che sono quelle dell’edonismo più sfrenato, delle ricchezze da accumulare subito, del consumismo più vuoto.
                                   Giustino Zulli
 

Articolo del 1 maggio 2007

 

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