| Scritto da Giustino Zulli,
16-02-2010 07:13
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Per dirla con William Shakespeare, "Tutto è bene quel che finisce bene". Dopo settimane di discussioni anche aspre durante le quali non sono mancate osservazioni criticamente costruttive da parte degli esponenti dell'Italia dei Valori, tra l'altro doverosamente accolte perché vere, lunedì 15 febbraio, in una gremitissima sala del Consiglio Provinciale di Chieti, i partiti che costituiranno l'ossatura fondamentale dell'alleanza delle forze riformatrici progressiste, hanno ufficialmente presentato la candidatura a Sindaco del capoluogo dell'uscente Francesco Ricci.
A mio giudizio, è stata una partecipazione responsabile, appassionata, consapevole delle difficoltà ma convintissima del fatto che la coalizione "Orogel" (la definisco così perché è un autentico minestrone che si avvarrà del contributo di chi, come Andrea Buracchio, nominato democraticamente coordinatore cittadino dell'UdC, da tempo stava in surgelazione dopo aver causato alla città tanti disastri per i quali ha conosciuto anche l'onta delle patrie galere) che si è costituita a destra e che arrogantemente e con una certa pericolosa aggressività pensa già di avere in tasca le chiavi del Palazzo di Città, può essere battuta se, naturalmente, prevarrà la ragione e anche una buona comunicazione -che sino ad oggi è mancata -dei positivi risultati raggiunti nel corso del primo quinquennio di governo da parte di tutti gli esponenti dei partiti che hanno condivi so le responsabilità dell'amministrazione. Mi permetto ancora una volta di suggerire al Sindaco e a tutti gli Assessori, di descrivere ciò che hanno trovato al momento del loro insediamento e ciò che hanno fatto, i disastri ereditati da 11 anni di gestione Cucullo, di cui Di Primio è stato autorevole collaboratore, e gli investimenti fatti per ridare alla città il decoro perso e la centralità che merita.
Aperta dal senatore Giovanni Legnini, che ha tra l'altro voluto togliersi giustamente qualche sassolino dalle scarpe raccontando, ad esempio, l'asfissiante richiesta di Bruno Di Paolo(già consigliere regionale Dc non ricandidato e che ora si è accasato con il peggio della realtà politica cittadina che aveva riferito alla stampa locale di essere stato oggetto di "lunghi corteggiamenti" ai quali ha stoicamente resistito!)di essere candidato Sindaco con l'appoggio dei partiti del centrosinistra, l'assemblea ha ascoltato i brevi ma efficaci interventi dell'Assessore all'Urbanistica Valter De Cesare (Sinistra Ecologica e Libertà), Silvio Paolucci, Segretario regionale del Pd, Riccardo Di Gregorio, Segretario provinciale di RC e quello, particolarmente atteso, del senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell'IdV che ha spiegato i motivi per i quali il suo partito, mai mettendo in discussione l'onestà personale e le capacità di buon amministratore di Francesco Ricci, in ciò ricevendo una standing ovation che ha commosso il Sindaco, aveva avanzato alcune riserve sulla sua ricandidatura, parlando di due elementi, "partecipazione e trasparenza" che sono stati onestamente riconosciuti anche da Ricci quali punti deboli della sua prima esperienza che si è impegnato a colmare nel prossimo mandato.
Poiché negli ultimi cinque anni non ho fatto altro che pungolare Sindaco e Giunta proprio sugli aspetti richiamati con forza dal senatore Mascitelli, non posso che essere pienamente soddisfatto di avere avuto ragione anche da parte del Sindaco che ha fatto l'autocritica, sia pure con un certo ritardo.
Resto convinto del fatto che, se il Sindaco avesse rispettato il concetto della partecipazione uscendo dal Palazzo, vivendo di più la città, convocando con una certa periodicità l'assemblea cittadina di tutti coloro che si sono candidati con le liste che lo hanno appoggiato nel corso della campagna elettorale del 2005, mettendoci, come ama ripetere, "la faccia ed anche i soldi", avrebbe costituito una vera task-force che gli avrebbe potuto dare una mano disinteressata nei momenti di maggiori tensioni, che pur ci sono stati, tra gli alleati. Così come resto convinto che il concetto del "bilancio partecipato" doveva essere praticato e non solo predicato.
Comunque, ora le autocritiche ci sono state, gli impegni sono stati presi e ci sono tutti gli elementi per una campagna elettorale da fare sulle realizzazioni del quinquennio passato e sulle iniziative da prendere per il futuro. La destra "Orogel" di Chieti può e dev'essere sconfitta perchè ripropone tutto il peggio delle vecchie classi dirigenti che hanno portato la nostra città al dissesto economico, alla ribalta nazionale per gli arresti dell'ex Sindaco Andrea Buracchio, affettuosamente chiamato "Rubacchio" dai suoi concittadini, agli esempi del più volgare trasformismo di coloro che, come Liberato Aceto, passano da destra al centrosinistra ottenendo un sicuro posto nel listino per potere essere eletto consigliere regionale e poi tornano tranquillamente a destra, senza vergogna, perché affamati di potere e di sottogoverno per soddisfare le loro ingorde clientele come il già citato Bruno Di Paolo che prima dichiara di non essere interessato alle poltrone ma solo all'inesistente programma ancora in via di definizione e poi dichiara che saranno i voti che prenderà a determinare quale posto gli spetterà in caso - a mio avviso improbabile e malaugurato - di vittoria delle destre.
Gli elementi per battere questa destra ci sono tutti. Anche gli aspetti di quella "questione morale" che sta travolgendo molti dei loro principali esponenti ai vari livelli, come sta venendo fuori dalle vergognose intercettazioni del post terremoto aquilano. Il popolo del centrosinistra, sconvolto dalle vicende che hanno portato alla decapitazione della Giunta regionale il 14 luglio 2008 e dalle vicende che hanno coinvolto i Sindaci di Montesilvano Cantagallo e di Pescara D'Alfonso, alle elezioni successive non si è recato alle urne, profondamente schifato e a ragione.
Ora deve ritrovare l'orgoglio dell'appartenenza per sconfiggere una destra che non dà i soldi necessari per far funzionare il nostro prestigioso Teatro Marrucino, vuole declassare l'aeroporto d'Abruzzo, nulla ha fatto per tutelare i poveri malati e dipendenti delle cliniche private appartenenti alla famiglia Angelini, ha assistito inerte al processo di deindustrializzazione della zona teatina della Valpescara, nulla ha fatto, a livello regionale e provinciale, per tutelare i lavoratori della Burgo.
Oggi è giunto il momento di un nuovo protagonismo, non del ripiegamento, perché la posta in gioco è molto elevata. Se si riconsegnerà la nostra città alle destre, torneremo indietro di 20 anni e coloro che l'hanno umiliata e distrutta si fregheranno le mani come coloro che ridevano la notte del terremoto che ha distrutto L'Aquila, pensando solo ai soldi che avrebbero potuto fare con la ricostruzione.




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