Arrabbiata perchè si continua a trasgredire liberamente la legge sul fumo in ogni dove, anche in luoghi di “insegnamento”, quali le scuole; indignata perchè nessuno fa niente, perchè c’è troppa “tolleranza”, e delusa perchè una delle poche leggi dello stato veramente a tutela della salute dei cittadini viene matematicamente disattesa.
Troppo spesso mi sembra di essere rimasta da sola a protestare, a “notare” la puzza in luoghi dove non dovrebbe esserci, e a farlo notare agli altri, compreso chi “dovrebbe” vigilare.
La mia vita da “rompipalle del fumo” è cominciata fin dall’infanzia, quando da bambina rubavo le sigarette di mamma per non farla fumare. Quando nelle “feste comandate” arrivavano i parenti e la casa diventava una ciminiera ero l’unica a protestare. Anche quelli che non fumavano tolleravano tranquillamente il fumo passivo, come si fa in genere anche oggi.
Poi sono cresciuta, e rompevo talmente le scatole che mia madre in mia presenza andava a fumare fuori, per non sentirmi. Non ha mai smesso, ma se non altro ha imparato a rispettare il suo prossimo.
Il fumo è una droga. Legalizzata, ma pur sempre una droga. Chi fuma non si rende conto del male che fa a se stesso e agli altri, se ne frega e basta, perchè la dipendenza è più forte di ogni altra cosa.
Di recente ho letto anche di una petizione contro la attuale legge sul fumo, che a detta loro impedirebbe la loro libertà… Non ho parole…

A volte mi sembra che “la mosca cade nel piatto dello schifoso”: ogni giorno mi capita di avere a che fare con il fumo, volente o nolente.
Stamattina entrando in ufficio, appena varcata la porta, subito un’olezzo inconfondibile mi ha accolta. Infatti qualcuno era appena uscito, con la sigaretta accesa, pensando forse che “passando un attimo”  non succede nulla…
Nulla succede, infatti, perchè perseguire queste “piccole” trasgressioni risulta praticamente impossibile. Però la puzza rimane, e da recenti studi si è scoperto che le sostanze nocive delle sigarette rimangono dappertutto, negli oggetti, nelle pareti, nei mobili, nella tappezzeria, combinandosi con gli altri inquinanti e formando composti altamente cancerogeni. Ma questo non importa, intanto il fumatore “passa e va”…
Nei condominii c’è il divieto di fumare nelle scale e negli ascensori: chi lo rispetta?
In tutti gli uffici pubblici e privati non si può fumare: vogliamo fare una statistica?
Anni fa, quando ancora non c’era ancora la legge, mi sono permessa di protestare, a voce e per iscritto, per la puzza di fumo che sentivo quando accompagnavo mio figlio piccolo a scuola. Dopo numerose lettere cosa ho ottenuto? Una misera risposta del provveditorato che dichiarava: “nessuno fuma nei locali scolastici e comunque non in luoghi adibiti alle attività scolastiche”.  Quindi, praticamente, mi hanno preso per scema. Eppure io stessa avevo visto un bidello fumare nell’atrio della scuola, a lezioni cominciate. Inoltre la puzza proveniva anche dalla stanza delle maestre, adibita al loro “ristoro”. Ma era la mia parola contro la loro. E naturalmente la mia non contava niente.
Anche oggi si parla di divieti “rigorosi” nelle scuole, ma chi li rispetta? Tempo fa scrissi un articolo, “il vasocenere” fotografando un gabinetto di una scuola superiore, praticamente invaso da cenere e cicche. Ancora più recentemente mi hanno raccontato (perchè chi mi conosce e sa della mia “repulsione” al fumo, mi viene a raccontare di queste trasgressioni) di un ragazzo che ha “beccato” il preside della sua scuola a fumare nel suo ufficio. E’ il suo ufficio, va bene, ma è anche un locale scolastico, e un preside non dovrebbe dare il buon esempio ai suoi alunni?
Alcuni comuni fanno ordinanze molto restrittive. Di recente in Inghilterra hanno vietato il fumo nelle auto private, in California anche nei parchi pubblici. In alcune scuole è vietato fumare anche nei cortili esterni. E qui da noi?
Qualche comune ci prova a vietare il fumo, magari non accorgendosi nemmeno che anche nei propri uffici è usanza consolidata trasgredire la legge. Se il controllore coincide con il controllato risulta impossibile far rispettare la norma. Ho letto che addirittura una dipendente di un tribunale ha fatto causa al tribunale stesso per il fumo passivo costretto a sopportare, che le aveva provocato, tra l’altro, numerose patologie correlate. Ma stiamo scherzando?
Eppure a molti non importa niente. Ed io sono chiamata la “rompipalle del fumo”.
La rompipalle del fumo ha aperto un sito ed un blog, nel quale sfoga tutta la rabbia che l’essere costretta a “sopportare” le provoca. La rompipalle spesso si autocensura, perchè fosse per lei farebbe nomi e cognomi, indirizzi e recapiti di chi incontra con la maledetta sigaretta accesa dove non si dovrebbe. La rompipalle nota che anche in televisione il fumo non viene evitato, anzi, è sempre presente non solo nei vecchi film, ma anche in quelli nuovi, nelle fiction, e nelle interviste. Avete fatto caso che in trasmissioni come Striscia la notizia, o Le iene, o Report, o Anno Zero, insomma, nelle inchieste tv, con le telecamere accese, qualche volta nascoste e qualche volta no, appare una volta sì e un’altra pure una sigaretta accesa? Eppure queste interviste, per lo più, sono effettuate in luoghi dove dovrebbe esserci il divieto!!! Ma non importa a nessuno. Ci si accende la sigaretta ovunque, che importa? O meglio, chi se ne frega? Chietiscalo.it ha provato ad istituire una locale “campagna contro il fumo”. A livello nazionale sono tantissime le campagne, ma scritte sui pacchetti, manifesti, spot tv sono serviti? I fumatori, dopo un primo calo all’esordio della legge, sono di nuovo aumentati. Anche su chietiscalo.it i volantini da stampare e distribuire, la sezione dedicata alle segnalazioni, alcuni articoli pubblicati sui giornali locali, e poi? E poi nulla. Siamo troppo abituati a tollerare e restare in silenzio. Nessuno ci mette la faccia, vuoi per timore, vuoi per noncuranza.
E la “rompipalle del fumo” continua da sola la sua protesta.

Fonte: fumoblog