| Al Sindaco e ai fumatori di Chieti |
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| Campagna contro il fumo - Articoli sul fumo | |||
| Scritto da Mara Miccoli - chietiscalo.it | |||
| Sabato 20 Dicembre 2008 09:41 | |||
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Il divieto di fumo Le leggi sul divieto di fumo in vigore nel nostro paese perseguono il fine primario di tutelare la salute dei non fumatori, estendendo il divieto di fumo a tutti i locali chiusi pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico (gli “utenti” sono, per esempio, i lavoratori dipendenti che prestano la loro attività lavorativa in suddetti locali). I dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio di pubbliche amministrazioni, di aziende e di agenzie pubbliche e private devono individuare con atto formale i soggetti cui spetta vigilare sull'osservanza del divieto. E' obbligatoria l'apposizione di cartelli, e i responsabili sono tenuti ad attuare interventi attivi di dissuasione nei confronti dei trasgressori e curare che le infrazioni siano segnalate ai pubblici ufficiali ed agenti competenti. In caso di mancato intervento o di assenza della persona di riferimento si può chiedere l’intervento della polizia amministrativa locale (es. Vigili urbani) o di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria (es. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, funzionario dei Dipartimenti di prevenzione delle ASL) o delle guardie giurate della struttura adibite all’incarico. Se il conduttore lascia che nel locale si fumi liberamente, il cittadino può segnalare le infrazioni al personale dei Corpi di Polizia Amministrativa locale, al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Locale oppure ad ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria. Il divieto si applica anche negli uffici generalmente non aperti ad utenti esterni, come ad esempio il back office di una banca o la ragioneria di un'azienda sanitaria, in quanto ad essi accedono altri lavoratori che costituiscono l'utenza interna di tali uffici. Il divieto si applica a tutti i locali delle scuole, anche alla sala degli insegnanti. Il divieto di fumo, infatti, trova applicazione in tutti i locali chiusi, pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico. Il divieto si applica in generale in tutti i locali chiusi dei luoghi di lavoro pubblici e privati, quindi anche nelle aziende di produzione. In alcune di esse il divieto di fumare è imposto anche dal tipo di lavorazione, quando c'è un rischio di incendio perché si lavora con materiale infiammabile. Il divieto si applica anche nei club privati o circoli privati in quanto il divieto di fumo è ispirato al principio della "tutela della salute dei non fumatori" nella prospettiva generale di salvaguardia della salute pubblica. Infatti vi è l'indubbia esigenza di garantire negli stessi locali la tutela della salute dei soci e degli utenti non fumatori, nella cui accezione devono essere compresi anche i soggetti "utenti" dei locali e delle attrezzature in quanto ivi prestano la propria attività lavorativa. Negli alberghi, pensioni, ecc, il divieto si applica in tutti gli spazi comuni (reception, bar, sale da pranzo, salotti, ecc.). Le camere possono essere assimilate alle private abitazioni, ma possono essere previste camere per fumatori e per non fumatori secondo le preferenze dei clienti. Il divieto si applica in tutti gli spazi comuni chiusi dei condomini, come le scale, l'ascensore, ecc. Solo le private abitazioni ed i luoghi all'aperto sono esenti dal divieto. Si può fumare in tutti i luoghi all’aria aperta compresi terrazzi e portici. In presenza di vicinato è però buona regola verificare che il fumo non si diffonda verso spazi di terzi, o penetri all’interno di locali in cui vige il divieto.
Questi sono i principi generali alla base della legge, per la maggior parte disattesi nella pratica esecuzione. I fumatori, infatti, ignorano, in tutti i sensi, questi logici principi, e continuano a fumare liberamente ogni volta che ne hanno occasione. I cartelli vengono “annebbiati” dal fumo stesso, e ormai ci si è talmente abituati a vederli che non ci si fa nemmeno più caso. Il cartello ci deve essere per legge, il divieto c'è, ma nessuno lo rispetta. Negli uffici, sia pubblici che privati, l'impiegato fumatore pensa di avere il “diritto” di fumare, specialmente quando lavora nel “suo” ufficio, e quando questo non è generalmente aperto al pubblico. Il collega non fumatore non conta, e se non vuole sentire la “puzza” è libero di andare da un'altra parte. Per non parlare di coloro che “accidentalmente” accedono in locali in cui vige il divieto: il classico atteggiamento è quello del “non ci avevo fatto caso”, oppure “già, è vero, ora la spengo”, per non parlare di chi invece arriva anche al “chi se ne importa” oppure tace e continua a fumare. Il lassismo delle autorità preposte ad imporre le sanzioni è proverbiale, anche perchè molti di coloro che dovrebbero fare le multe sono essi stessi fumatori, quindi, ovviamente, in evidente “conflitto di interesse”. E allora tutti continuano a fumare liberamente, e nessuno vigila e fa le multe, a discapito di quello che è il principio basilare della legge: tutelare la salute. Chi fuma è liberissimo di fare le proprie scelte sulla propria pelle, ma non su quella degli altri. Se egli desidera “intossicarsi” è libero di farlo, ma lontano da chi non vuole e non deve condividere questa scelta. La tolleranza va a discapito della salute stessa, ed anche della “buona educazione”. Il “cattivo esempio”, infatti, è da denigrare, in quanto rappresenta una base per dimostrare che nel nostro paese le leggi dello stato vengono disattese e matematicamente violate. Un “cattivo esempio” è il Comune di Chieti, all'interno del quale l'abitudine al fumo è talmente radicata da indurre il Sindaco stesso a rispondere: «La puzza di fumo dà fastidio a molti (anche al sottoscritto), ma è molto difficile far rispettare le leggi ai maleducati. Comunque passerò la segnalazione a chi di dovere» (non si capisce chi possa essere “chi di dovere”, e comunque niente è stato fatto in seguito a questa “risposta”). Nella sala consiliare del Comune di Chieti, ad esempio, la puzza è talmente forte da aver impregnato l'arredo, e chiunque vi acceda è costretto a subire questo cattivo odore. Infatti durante i consigli comunali è facile veder fumare nei corridoi e nelle aree adiacenti la sala, senza che si consideri che non soltanto nella sala stessa vige il divieto, ma generalmente in tutti i locali “pubblici o privati aperti al pubblico o ad utenti”, come dice la legge. Sembra che a nessuno importi, e ci si è talmente abituati che non ci si fa nemmeno più caso. Ma un non fumatore ci fa caso, eccome, e tornare a casa con gli abiti che “puzzano” non è certo cosa gradita. I “fumatori” sono pertanto pregati di considerare il disagio che provocano nel loro prossimo, e di “autoregolarsi” nel rispettare questa legge dello stato. Le autorità di controllo dovrebbero, in mancanza, effettuare le dovute multe, che certamente andrebbero a riempire le casse del Comune, notoriamente in deficit. Se si parte da una cosa “stupida” come questa, si potrebbe forse riuscire ad essere quel “buon esempio” che un Comune dovrebbe essere per i suoi cittadini. Vogliamo provarci? Sindaco, a lei la risposta.
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