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Scritto da Giustino Zulli   
Mercoledì 22 Febbraio 2012 16:03

giustino zulliPrendo lo spunto dalla presentazione della dichiarazione dei redditi di Mario Monti e dei Ministri che compongono il suo governo per fare alcune semplici riflessioni, premettendo che non ho nulla contro coloro che guadagnano, grazie alle loro capacità e non a speculazioni finanziarie, come la Ministra Paola Severino, 7 milioni di euro l'anno, Corrado Passera (3,5 milioni), lo stesso Monti ('appena' 1,5 ) o gli altri che, pur guadagnando molto meno, appartengono ad un ceto sociale che difficilmente, a mio avviso, può capire come si vive,quando si ha la fortuna di lavorare, con retribuzioni mediamente di 1300 euro al mese con coniuge e 2 figli a carico o con pensioni spesso al di sotto di mille euro al mese.

Il dramma dell'Italia è nel contrasto che c'è tra i piani alti e quelli bassi della scala sociale.

Dei governanti di destra del precedente governo Berlusconi non abbiamo mai avuto il piacere di conoscere i redditi, tenuti più nascosti del terzo segreto di Fatima.

Di quelli dei 'tecnici' di oggi lo sappiamo e la domanda è sempre la stessa: come mai, sia con elezioni che con designazioni presidenziali, a governare sono sempre i ricchi e, a volte, i ricchissimi?

E come mai, quando al governo, come si è verificato con Prodi, ci sono Ministri addirittura in cassa integrazione guadagni, come Paolo Ferrero, o altri con redditi non stratosferici, li si butta fuori alla prima occasione?

E' proprio vero che tra chi guadagna meno soldi non ci siano persone in grado di governarci?

Parto da queste poche considerazioni perché sono sempre più convinto che se non verrà ridotta la forbice tra ricchi e poveri, questo nostro bel Paese vivrà momenti futuri di notevoli tensioni sociali e conflittualità preoccupanti con rischi anche per la sua tenuta democratica.

La Banca d'Italia, non una setta di fanatici pauperisti, ci ha fatto sapere che il 10% degl'italiani possiede il 50-60% della ricchezza nazionale e questo vuol dire che il 90% è costretto a vivere col 40-50% che rimane.

L'Istat ha recentemente diffuso il 'Rapporto sulla coesione sociale del Paese' che è ancor più analitico: ci sono, in Italia, 2.734.000 famiglie che vivono in condizioni di 'povertà relativa'. Stiamo parlando dell'11% delle famiglie composte da ben 8.272.000 persone, il 13,80% dell'intera popolazione che, pur avendo un reddito da lavoro dipendente, è costretta a fare inenarrabili sacrifici, dove la riparazione di un elettrodomestico o la semplice manutenzione della propria auto anche di piccola cilindrata determina ulteriori difficoltà e dove le cure dentarie, oculistiche ecc. rappresentano un autentico dramma.

Tutto ciò mentre ad alcuni manager vengono date somme stratosferiche, a mio giudizio immorali, anche quando le aziende di cui si occupano vanno male.

Non voglio farla lunga ma vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse perché ad Alessandro Profumo l'Unicredit ha dato una liquidazione di 38 milioni di euro quando ci sono stati meno ricavi e utili (22%) e agli azionisti sono stati dati dividenti di appena 3 centesimi per azione. Forse perché nel 2011 ha ridotto gli organici di oltre 5 mila unità?

E perché al manager Fiat Sergio Marchionne, che peraltro risiede in Svizzera dove paga le tasse viene data una retribuzione annua equivalente a 500 volte quella di un dipendente? Forse perché ha fatto firmare un accordo, a Fim-Cisl e Uilm.-Uil, che ha consentito la cacciata della Fiom-Cgil che rappresenta la stragrande maggioranza dei lavoratori sindacalizzati tra i metalmeccanici?

Queste sono solo alcune delle tante vergognose storture di una società profondamente iniqua, ingiusta, classista, forte con i deboli e debole con i forti che non è più tollerabile.

Di questo dovrebbero essere più consapevoli le forze politiche che vogliono cambiare lo stato delle cose esistenti.

E non è dicendo sempre 'si' a tutti i provvedimenti che adottano i 'tecnici' che si va nella giusta direzione.

Giustino Zulli

Chieti, 22 febbraio 2012

 

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