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In ricordo di Aldo Moro PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giustino Zulli   
Mercoledì 16 Marzo 2011 14:21

giustinozulliAlle 9,15 di 33 anni fa, in Via Mario Fani, a Roma, cinque uomini valorosi - Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi- sono stati barbaramente trucidati da alcuni delinquenti esaltati appartenenti alle cosiddette ‘Brigate Rosse’.

Erano gli agenti di scorta dell’on. Aldo Moro, allora Presidente della Democrazia cristiana, che si stava recando in Parlamento per chiedere il voto di fiducia su una nuova fase della politica italiana che, se portata a termine come nelle intenzioni dello statista democristiano e dell’allora segretario del Partito comunista italiano Enrico Berlinguer, avrebbe sicuramente contribuito a rendere l’Italia un Paese più civile e democratico.

aldo-moroAldo Moro fu sequestrato dai suoi assassini e tenuto prigioniero per 55 lunghissimi giorni durante i quali l’Italia rimase con il fiato sospeso.

Poi, il 9 maggio, il tragico epilogo con il ritrovamento, in Via Caetani, a Roma, del corpo senza vita di Moro.

Certo, con i se e con i ma non si scrive la storia. Ma sono molto convinto del fatto che, con l’intesa che era stata raggiunta da Moro e Berlinguer, le cose sarebbero andate meglio per l’Italia e gl’italiani.

°°°°°°

Quel giorno mi è rimasto profondamente impresso nella memoria.

Ero in macchina e stavo andando al CIAPI. Nella sala riunioni era previsto un attivo unitario dei delegati e quadri sindacali di Cgil, Cisl e Uil per fare il punto sulla situazione e ragionare di sviluppo e occupazione nel nostro territorio. Avevo la radio accesa. Ad un certo punto, la trasmissione si è interrotta e una voce concitata ha dato l’annuncio della strage di Via Fani e del sequestro di Aldo Moro, anche se le notizie erano ancora molto confuse..

All’inizio, ho creduto che si trattasse di uno scherzo, del tipo di quello fatto da Orson Welles che annunciò alla radio l’invasione della Terra da parte degli alieni, terrorizzando gli americani in ascolto.

Poiché la voce dell’annunciatore era sempre più incrinata dalla commozione, ho capito che non si trattava di uno scherzo ma di una brutale realtà.

Arrivato alla sala convegni del CIAPI, ho riferito la notizia ai dirigenti di allora del sindacato che, nel frattempo, erano stati messi a conoscenza di quanto era accaduto a Roma.

Si decise di sospendere l’attivo unitario e molti di noi andarono nella vicina zona industriale dove, non senza sorpresa, dalle fabbriche uscivano, spontaneamente, lavoratori e lavoratrici in tuta e camici che, senza una indicazione dei loro sindacati, avevano deciso di sospendere il lavoro e di uscire dalle fabbriche, consapevoli della gravità del momento che si stava vivendo.

Nella tarda mattinata poi, ci siamo ritrovati, in migliaia, in Piazza San Giustino, con le bandiere dei sindacati e dei partiti democratici, forse per la prima volta accumunate dalla volontà di non cedere ai ricatti dei terroristi che, alla fine, sono stati sconfitti dalle fermezza con la quale lo Stato reagì ai loro ricatti.

°°°°°°

Da allora, sono passati 33 anni e la verità , almeno a mio avviso, non è ancora venuta del tutto fuori. Quando i documenti ancora segretati verranno fuori, forse si capirà che i servizi segreti americani e sovietici non sono stati del tutto estranei all’accaduto. Sia Moro che Berlinguer erano mal sopportati dai dirigenti di allora di USA e URSS. Il primo per aver deciso di aprire al dialogo con i comunisti, il secondo perché aveva teorizzato l’eurocomunismo in netta contrapposizione con la visione che i burocrati sovietici avevano del mondo.

La mia vuole essere una testimonianza di chi ha fortemente creduto alla possibilità di contribuire a cambiare lo stato delle cose allora presenti, in Italia e nel mondo.

Purtroppo, le cose non sono andate così. La mia generazione, per dirla con Giorgio Gaber, ha perso e con essa, almeno a mio parere, ha perso l’Italia.

Ma quando passerà- perché prima o poi la nottata berlusconiana passerà- il cammino per rimettere insieme le forze migliori della società italiana, riprenderà e l’idea di una società più giusta, più inclusiva, più democratica, come gli insegnamenti di uomini come Aldo Moro e Enrico Berlinguer proponevano, si affermerà.

Questo, almeno è il mio augurio alla vigilia del nostro 150° compleanno.

 

Giustino Zulli

Chieti, 16 marzo 2011
 

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