| Dopo le primarie di Genova: alcune riflessioni |
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| Politica | |||
| Scritto da Giustino Zulli | |||
| Martedì 14 Febbraio 2012 22:12 | |||
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Ha vinto la competizione il docente universitario Marco Doria che ha battuto le due candidate del Pd, la sindaca uscente Marta Vincenzi e la sen. Roberta Pinotti. Sono le regole del gioco democratico, che non vanno esaltate quando a vincere è il favorito di una certa nomenclatura e demonizzate quando è un outsider che, per vincere, non è certo uno che passa per la strada ma uno che ha una storia personale, magari fatta di passione politica sincera, sa stare tra la gente e ne riesce ad interpretare bisogni, aspettative, necessità, valori, idealità. Quindi, almeno a mio parere, nessuna tragedia in casa Pd anche se c'è bisogno di stabilire qualche regola più chiara e puntare con più coraggio sul reale rinnovamento dei gruppi dirigenti, nel partito e nelle istituzioni. Non solo a Genova, ma anche in tante altre città dove viene praticato, giustamente, il metodo democratico certamente da perfezionare delle 'primarie', si sono candidate persone che avevano già un ruolo importante, come la sen. Roberta Pinotti. Ecco: io penso, e non da oggi, che bisogna allargare la platea di chi si impegna per cercare di assumere responsabilità ai vari livelli. Chi ha fatto il consigliere comunale, provinciale, regionale, il deputato, il senatore magari anche per più legislature, può continuare benissimo a dare il suo prezioso contributo di idee al partito non necessariamente stando dentro tutte le istituzione ma occupandosi di formazione politica per i giovani quadri e gli aspiranti giovani amministratori che spesso sono costretti al 'fai da te' per imparare a scrivere , magari, una interrogazione o a leggere un bilancio di un Comune o altro ente. Ho sempre immaginato l'impegno politico come una corsa a staffetta: finito il proprio giro, bisogna passare il testimone ad altri protagonisti, così come ho sempre pensato, e continuo a pensare, che chi svolge un incarico pubblico non ne debba svolgere un altro. Sono assolutamente contrario ai doppi incarichi, ai consiglieri provinciali e regionali, ai deputati, e senatori che fanno anche i consiglieri comunali non tanto perché mi riesce difficile pensare che si abbia il tempo necessario per studiare gli atti di competenza dell'ente quanto perché convinto che la democrazia non si pratica con la bulimia delle cariche ma solo ampliando la partecipazione e le responsabilità. Così come sono contrario al fatto che ci sono persone che, dopo aver fatto il Sindaco nel proprio Comune, il consigliere regionale, il deputato o il senatore, vengono di nuovo candidate per fare il Sindaco del proprio Comune. Ma non viene in mente a nessuno di coloro che hanno responsabilità primarie all'interno del Pd che queste situazioni sono la rappresentazione negativa di un dirigente politico, magari anche bravo, ma che ha fatto il vuoto intorno a sé? Il rinnovamento dei gruppi dirigenti, nel partito e nelle istituzioni, dev'essere praticato, non solo predicato. Ovviamente, si accettano confronti.
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Sinceramente, non comprendo ciò che stanno scrivendo tanti commentatori politici dopo i risultati delle 'primarie' che si sono svolte domenica scorsa a Genova per individuare la migliore candidatura per la prossima elezione a Sindaco della città.






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