| Inquinamento a Chieti: chi se ne occupa e preoccupa? |
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| Ambiente e inquinamento | |||
| Scritto da Emidio Del Biondo | |||
| Martedì 10 Aprile 2007 00:00 | |||
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Per i nostri amministratori, il problema inquinamento non sembra rivestire oggi eccessiva importanza e tanto meno urgenza, insomma non è “Trend”, in barba alle discussioni e polemiche a livello planetario. A Chieti in quasi 2 anni di governo la Giunta Ricci ha discusso, o meglio bisticciato soprattutto su: Villaggio atleti, teatro Marrucino, Società dei servizi, Piano dei servizi (Variante PRG) e ovviamente …poltrone.
Ci si poteva aspettare, almeno dalla cosiddetta sinistra radicale, una maggiore attenzione per tematiche forse meno redditizie politicamente (e non solo), ma certo più vicine ai bisogni dei cittadini. Una di queste è l’alto tasso di inquinamento presente nella nostra zona industriale, a causa, di impianti di riscaldamento, gas di scarico e fabbriche, alcune delle quali obsolete. Certo non si può fare molto per stabilimenti che ormai hanno sulle spalle oltre mezzo secolo, per la precisione 71 anni come la Burgo, specie se si considera la (non)attenzione ormai costante della dirigenza che ha deciso e senza troppe reticenze, e dichiarato senza troppi complimenti, di privilegiare siti industriali lontani dalla nostra città e dalla nostra regione Una realtà produttiva dove d’altronde solo pochi giorni fa si è sfiorata la tragedia, per l’ennesimo incidente di lavoro. Figurarsi quindi se chi di dovere si preoccupa di non ammorbare l’aria, se non si cura della vita stessa dei lavoratori. Ugualmente non molto si può fare per gli impianti di riscaldamento, se non forse incoraggiare, anche concretamente i non pochi edifici con caldaie ancora a kerosene e sovvenzionare metodi e mezzi alternativi, tipo pannelli solari , come è stato fatto all’ITC “De Sterlich”. Ma viste le desertiche condizioni delle casse comunali ci sono poche speranze. Si potrebbe fare qualcosa invece per i gas di scarico dei veicoli:, deviare i TIR diretti alla zona industriale all’altezza dell’Asse attrezzato a S. Filomena, non si capisce d’altra parte perché questi bestioni devono passare per l’ex Tiburtina, cioè nel bel mezzo del centro abitato dello Scalo! Anche considerato il fatto che le fabbriche sono situate appunto quasi tutte lungo l’Asse attrezzato. Nel peggiore dei casi si potrebbe rendere necessario realizzare un altro paio di svincoli, ma si ridurrebbe di molto l’inquinamento atmosferico e acustico per 30.000 e passa persone. Domanda: ne varrebbe la pena? Da notare che nel vecchio Piano traffico di Di Primio, redatto nell’ era Cucullo, (a quando quello nuovo del “duo De Cesare- Febo”?) era previsto tutto ciò. Ora, è razionale, anzi intelligente buttar via proposte utili, solo perché non fatte dall’assessora “Fantasma” alias Sciocchetti, (cosiddetta per la sua lontananza da qualsivoglia problema verde-ambiental-ecologico della città), o dal “Duo De Cesare-Febo”? Un altro rimedio sarebbe incrementare il verde nella zona. Nel recente State of the world , 24° ed. della prestigiosa World Watch Institute di Washington e il gemello Ambiente Italia 2007, pubblicato da Legambiente ai primi di marzo, risulta che Roma e Milano sono più inquinate di N Y e Los Angeles, benché queste abbiano 5 volte gli abitanti delle prime. Il motivo? Semplice, nelle 2 megalopoli americane il verde è aumentato negli ultimi anni in modo esponenziale, al contrario delle nostre città. Gli alberi nella sola NY hanno fatto guadagnare alle casse comunali 9.5 milioni di dollari, rimuovendo 2000 tonnellate di aria inquinata. Le piante filtrano aria e acqua contaminate, assorbono polveri sottili e il particolato dei diesel, fanno ombra abbassando il calore e diminuiscono il tasso di mortalità perché fare esercizio fisico nei parchi riduce i rischi di obesità, diabete e malattie cardiache. Su un centinaio di edifici presi in considerazione a Chicago, emerge che le denunce di atti violenti erano inversamente proporzionali alla quantità di verde intorno ad essi. Al contrario una simulazione ha dimostrato che ad Atlanta la riduzione della copertura boschiva farebbe salire la concentrazione di ozono del 14 per cento. Ovviamente nessuno pretende che Ricci-Sciocchetti trasformino Chieti nella Malmö d’Abruzzo (100% del territorio coperto con energie rinnovabili...), o che incoraggino l’uso delle auto a biometanolo, o che chiamino Patrick Blanc per realizzare Muri verdi per far respirare la città” (ILSOLE24ORE n. 2 del 2007); ma da una Giunta che aveva promesso, tra l’altro, una “Città giardino” allo Scalo, qualche TIR in meno e qualche albero in più ce li saremmo aspettati. In due anni. E. Del Biondo
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