Questo sito è dedicato a Piero...
 
Home La voce dei cittadini Ambiente e inquinamento Alluvione e dissesto idrogeologico
24 | 05 | 2012
Menu Principale
Avvertenze
Ultimi commenti

Alluvione e dissesto idrogeologico PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 
La voce dei cittadini - Ambiente e inquinamento
Scritto da Mario Di Fabrizio   
Martedì 08 Novembre 2011 10:43

Oggi più che mai appare evidente a tutti la fragilità e la debolezza del territorio italiano, colpito da ripetuti eventi meteorologici, che hanno causato anche la morte di persone innocenti e la distruzione di beni mobili e immobili.

Negli anni 50/60 in Italia si avviarono copiosi interventi di bonifica del territorio e di sistemazione idraulica, affidati per la quasi totalità ai Consorzi di Bonifica presenti sull’intero territorio della nostra penisola, affiancati negli anni 70/80 dalle Comunità Montane, ma solo ed esclusivamente per le parti di territorio montuso.

Dopo questi interventi di tutela e salvaguardia del territorio si penso erroneamente che l’opera di bonifica e soprattutto di sistemazione idraulica fosse terminata, in questo modo si è abbassata la guarda su questo grave problema trascurando di fatto i fattori che causano l’elevata vulnerabilità del territorio, sia quelli naturali ma soprattutto quelli antropici come: l’errata pianificazione territoriale, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, l’abbandono dei centri abitati sparsi con concentrazione sui fondovalle, la crescita di attività industriali, artigianali e del terziario, la minore e scarsa importanza riconosciuta all’agricoltura e alle attività di forestazione.

Le modificazioni del territorio, da sempre prodotte dall’uomo ma accresciute in maniera esponenziale negli ultimi decenni, contribuiscono ad alzare la frequenza degli eventi rovinosi di piena. Le edificazioni e le urbanizzazioni, spesso selvagge, tendono a modificare drasticamente in peggio il rapporto tra il deflusso superficiale delle acque, che giungono rapidamente ai canali di scolo, e quello relativo alle acque assorbite dagli strati profondi del suolo, che in piccola parte pervengono ai canali ma con tempi più lunghi. Appare indubbio quindi che chi urbanizza contribuisce a modificare in maniera sostanziale le condizioni idrografiche, almeno relativamente all’area oggetto di urbanizzazione, questo aspetto però sembra non interessare le amministrazioni pubbliche che sono tenute a vigilare sull’assetto del territorio.

Le manutenzioni dei canali di scolo, più comunemente chiamati “fossi”, sono in carico, a secondo della loro classificazione, alla Regione che opera attraverso il Genio Civile, alle Provincie e ai Comuni; nelle aree urbanizzate, nella maggior parte dei casi, la competenza è comunale. Purtroppo da tempo la manutenzione dei “fossi” è passata in secondo piano, anzi la situazione si è aggravata a causa degli sversamenti di acque fognarie, dovute alle urbanizzazioni, che hanno favorito la crescita di vegetazione, provocando in questo modo delle barriere naturali al normale deflusso delle acque.

Nella città di Chieti quando si parla di abuso edilizio in aree sottoposte a vincolo idrogeologico si pensa al Megalò, io invece voglio parlarvi di un altro intervento edilizio, altrettanto dannoso se non potenzialmente più pericoloso per la collettività, mi riferisco al Villaggio Mediterraneo, realizzato su un terreno storicamente invaso dalle esondazioni del fosso San Martino.

L’intervento ha modificato radicalmente l’assetto geomorfologico e idraulico del territorio, quello che era un terreno drenante si è trasformato in una colata di cemento e asfalto, insomma di superfici impermeabili; per fare ciò si è dovuto anche deviare in parte il corso del canale di scolo provvedendo, giustamente, ad aumentare la sezione idraulica dello stesso ma purtroppo solo in corrispondenza dell’intervento urbanistico, lasciando inalterata la sezione idraulica a valle e quindi creando di un vero e proprio imbuto. Cosa potrebbe accadere in situazioni estreme di pioggia torrenziale è facilmente prevedibile, tutto il bacino idrografico del fosso San Martino è ad altissimo rischio di alluvione con le possibili conseguenze gravissime che tutti conosciamo.

Non dobbiamo però preoccuparci perché, se siamo fortunati, poi interverrà lo Stato che tassandoci provvederà alla ricostruzione delle zone alluvionate; come si dice “cornuti e mazziati”.

 

Mario Di Fabrizio

 

ilgiocodelpiacere-banner

Sostieni il sito

banner-tesseramento

banner-oratorio

banner-ccr

Il meteo a Chieti

chietimeteo