| Meno strade, più argini. Il WWF denuncia: in Abruzzo nulla l'attenzione per il dissesto idrogeologico, si ripetono gli errori del passato. |
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| La voce dei cittadini - Ambiente e inquinamento | |||
| Scritto da WWF Abruzzo | |||
| Martedì 08 Novembre 2011 17:14 | |||
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I punti più critici per i fiumi, secondo il Piano Stralcio per la Difesa dalle Alluvioni della Regione sono Popoli sull'Aterno-Pescara, Pineto sul Vomano e Castel di Sangro sul Sangro. Inoltre molti comuni costieri del teramano sono a forte rischio per bacini minori, come il Cerrano e il Calvano, che in pochi minuti possono portare a valle grandi quantità di fango. Circa 300 ponti, secondo uno studio della regione del 2004, sono in gravissimo stato di conservazione, molti dei quali sono interessati da frane, e necessitano di interventi di manutenzione. Per il WWF si continua a progettare e a costruire in aree a fortissimo rischio di esondazione spendendo o programmando la spesa di decine di milioni di euro di fondi pubblici. Basti pensare al progetto ANAS per la variante Sud di L'Aquila, un'opera del costo di circa 30 milioni di euro, localizzata in gran parte nell'area di esondazione del fiume Aterno. E' incredibile pensare che hanno cercato di approvarla velocizzando i tempi sfruttando un'ordinanza di protezione civile per il dopo terremoto per la riapertura delle scuole di l'Aquila! Il WWF ha scritto ai vari enti che hanno approvato l'opera in quella conferenza dei servizi. Finora non abbiamo ricevuto risposta e solo un ricorso al TAR dei comitati la sta bloccando: non pare che l'ANAS stia retrocedendo. Sul Saline, invece di rifare gli argini, in larga parte compromessi, si spendono oltre 15 milioni di euro per tre nuovi ponti e strade lungofiume in parte a rischio di esondazione. Il tutto sostanzialmente tramite autodichiarazioni circa la non delocalizzabilità dell'opera. Se poi parliamo di opere private, proprio in questi giorni è in corso l'iter per la realizzazione di nuovi centri commerciali a fianco a Megalò in parte in aree a rischio sul Fiume Pescara a Chieti scalo. Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF “Per prevenire danni e lutti basterebbe fare poche cose molte delle quali derivano dal buon senso. Intanto non vogliamo più sentire proposte di opere pubbliche o private in aree a rischio frana o a rischio esondazione. Poi bisogna dare risorse all'Autorità di bacino per identificare con i modelli matematici le aree a rischio per tutti i fiumi e non solo per i principali e per aggiornare i dati su portate e stato degli argini. Poi servono gli interventi sui fiumi: mantenere le poche aree rimaste libere lungo i corsi d'acqua e destinarle a servitù idraulica per far espandere i fiumi in caso di piena. Inoltre bisogna intervenire contestualmente sugli argini per spostarli il più possibile lontano dal letto ordinario del fiume. Oggi gran parte dei fiumi della regione sono stretti tra argini con sezioni del tutto insufficienti. Questo è il vero problema. Uno pensa che basta alzare di più l'argine per stare al sicuro dietro e magari anche costruire, come si sta facendo a Marina di Città S. Angelo. In quasi tutte le tragedie italiane i problemi sono derivati dal cedimento degli argini. Quando cade un argine l'onda arriva nelle case in pochi minuti. Questi cedono per vari motivi. Intanto per mancanza di manutenzione: ad esempio, devono essere liberi da vegetazione e percorribili per ispezioni. Poi crollano perchè se realizzati troppo a ridosso dell'alveo non reggono l'erosione nelle piene. Per questo l'argine destro e quello sinistro vanno allontanati il più possibile tra di loro dando al fiume sezioni di deflusso sufficienti per smaltire le piene. Una leggenda metropolitana da sfatare è quella della cosiddetta “ripulitura dei fiumi”: togliere la vegetazione non fa altro che aumentare la velocità delle acque. I fiumi diventano “proiettili” sparati verso valle. Inoltre aumenta la capacità erosiva sugli argini. Scavare nei fiumi non fa altro che innescare l'erosione a monte. Sono concetti di base che si trovano in tutti i testi universitari e che ancora faticano a trovare ascolto negli amministratori e in molti tecnici che operano sui fiumi abruzzesi. Basti pensare che recentemente neanche un appello dei docenti dell'Università di L'Aquila ha fermato un devastante intervento a L'Aquila. Le sistemazioni di frane e fiumi dovrebbero essere fatte con interventi di ingegneria naturalistica che assicurano il territorio mantenendo la sua qualità ambientale. Infine vanno formati i cittadini. Ad esempio devono iniziare a scegliere le loro abitazioni sulla base del grado di rischio di una determinata area e non solo per l'estetica dell'edificio, imparando a consultare i piani di rischio redatti dalla Regione. Inoltre dobbiamo procedere ad esercitazioni,almeno nei comuni a maggiore rischio, perchè il tipo di comportamento che una persona tiene in momenti di emergenza è uno dei fattori chiave per ridurre almeno il numero di vittime”. Il WWF richiama, quindi, gli amministratori a scegliere tra le vere priorità del paese quando si tratta di spendere i pochi fondi a disposizione. In Abruzzo si continua a scommettere su grandi opere da veri megalomani, come la strada pedemontana Abruzzo-Marche che per il solo tratto Capsano (frazione di Penna S. Andrea)-Bisenti prevede la spesa di 180 milioni di euro di fondi pubblici (e 173 milioni di euro per il tratto Guardiagrele-Val di Sangro)! La stessa “sbornia da cemento” contraddistingue il Piano Regionale dei Trasporti in gestazione presso la Regione, tutto fatto di megatunnel sotto le montagne, pedemontane, circonvallazioni e complanari. Addirittura è notizia di oggi che alcuni amministratori vogliono farsi finanziare con decine di milioni di euro il cosiddetto “periplo del Gran Sasso” con opere faraoniche a base di cemento in un Parco Nazionale per strade, come la Castelli-Rigopiano, che sono quasi impossibili da manutenere e realizzare proprio per i gravissimi problemi idrogeologici. Allo stesso tempo leggiamo, invece, di sindaci che in provincia di Teramo segnalano l'abbandono di importanti tratti di argini fluviali con progetti di manutenzione fermi per mancanza di denaro. Inoltre ancora non si capisce come si troveranno i fondi per ripagare i danni dell'alluvione del 2010 nel teramano. Un buon padre di famiglia cosa sceglierebbe di finanziare?
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