| WWF e "popolo dell'acqua" rinnovano la richiesta per cambiare lo statuto comunale a oltre un anno dalla consegna della petizione popolare |
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| La voce dei cittadini - Acqua | |||
| Scritto da WWF e "Popolo dell'acqua" | |||
| Mercoledì 19 Ottobre 2011 16:20 | |||
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Nella nota diffusa allora, e che accompagnava la petizione, si chiedeva formalmente la convocazione urgente di un Consiglio comunale straordinario per deliberare e inserire nello Statuto il principio del “diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico”. Veniva chiesto inoltre il riconoscimento, nello Statuto, del servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, “in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di diritto pubblico”. Ricordando gli impegni presi dal Sindaco sin dalla campagna elettorale, l’Associazione WWF Chieti, a nome dei 1.134 firmatari della petizione e dei circa 25.000 teatini (24.873 per il primo quesito; 25.124 per il secondo) che hanno votato Sì ai due referendum sull’acqua, torna a chiedere che sia approvato al più presto dal Consiglio comunale quanto richiesto con la petizione del 1 luglio 2010, nel rispetto delle opinioni democraticamente espresse da ben oltre la metà dei cittadini elettori di Chieti. Il WWF ricorda che lo Statuto cittadino, art. 63 comma 2, prevede che il Sindaco o il Presidente del Consiglio comunale assegnino la petizione “in esame all’organo competente entro trenta giorni” e che “a sua volta l’organo competente deve pronunciarsi in merito entro i successivi 30 giorni”. Dalla consegna formale del documento da parte del WWF è invece trascorso ben più di un anno. Un ritardo che dopo il Referendum è diventato ancora più inaccettabile. Il presidente (Nicoletta Di Francesco)
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Commenti
Mario Di Fabrizio
Se vogliamo allinearci all'Europa basta seguire l'esempio delle maggiori capitali europee: acqua pubblica affidata alla gestione di enti pubblici.
Dai vertici di Bruxelles potrebbero dirci, in nome della libera concorrenza, che la procedura di affidamento non può escludere a priori offerte private (ma si escludono da sole senza una legge che offre loro profitti garantiti, questi sì contrari alla libera concorrenza). E' proprio su questa idea "mercantile" che si vuole incidere attraverso le dichiarazioni di principio che il WWF chiede alle municipalità: l'acqua come diritto che deve essere garantito dal potere pubblico. Come è sempre stato.
Gli stessi referendum sono serviti solo a rimpinguare le casse del movimento politico proponente.
Adesso ci pernserà l'ERSI, nuova figura regionale che racchiude i vecchi ATO, a prendere in mano le risorse idriche e girarle in gestione a privati.
I Comuni superiori a 1000 abitanti, non facenti parte del perimetro delle Comunità Montane, sono OBBLIGATI ad entrare in questo bellissimo carrozzone che si chiama ERSI, le conseguenze le potete immaginare tutti.
Buona giornata.
Mario Di Fabrizio
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