ACQUA: PUBBLICA E PARTECIPATA SUBITO LA MORATORIA.
Il Consiglio Regionale approvi nella finanziaria un dispositivo per la moratoria della privatizzazione. Per fermare la privatizzazione sono state raccolte 1milione e 400mila firme, la più grande raccolta mai realizzata in Italia. In Abruzzo hanno firmato più di 25mila cittadini confermando l’impegno civico per la difesa del nostro territorio (Terzo Traforo, Acqua alla Puglia, no alla petrolizzazione e all’inquinamento come con le discariche clandestine di rifiuti tossici a Bussi). Impegno civico in difesa dell’acqua anche quando alcuni dei responsabili della cosa pubblica non erano all’altezza morale o professionale nel governo del bene comune.
Amore per la propria terra e battaglie che hanno visto una partecipazione trasversale, plurale e determinata di soggetti sociali, politici, sindacali e religiosi come mai nella nostra storia. Impegno civico che ha trovato conferma e alto contenuto nei puntuali interventi della stessa Conferenza Episcopale Abruzzese, non ultimo quello letto davanti al Pontefice nella sua visita in Abruzzo.
Oggi aggiungi un appuntamento per oggi questo impegno sociale e civile per l’acqua può essere depotenziato dalle scadenze previste dal Decreto Ronchi che accelerano quelle privatizzazioni che potrebbero essere sconfessate dal voto popolare. Tali scadenze devono essere posticipate a dopo il referendum attraverso l’approvazione di un provvedimento normativo di moratoria, al fine di rispettare la volontà popolare espressa nel corso della raccolta delle firme. Il Consiglio Regionale abruzzese, che nell’ultimo DPEF ha considerato l’acqua diritto umano e bene pubblico, può deliberare un dispositivo di legislativo nella sessione di bilancio che costringa il Parlamento ad approvare una moratoria sui processi di privatizzazione. Anche i partiti ed i parlamentari abruzzesi possono fare la loro parte. Questa ovviamente è solo una azione necessaria ed urgente e quindi andrà elaborata in seguito anche una legge di settore all’altezza dei problemi e partecipata da tutti gli attori sociali del territorio. Cosa che già stiamo facendo con incontri nei territori che elaborano proposte condivise verso una gestione pubblica e partecipata dell’acqua bene comune dell’umanità.
Il 4 di dicembre a Pescara abbiamo promosso una water street parade, una marcia determinata ed allegra per chiedere la moratoria ed impedire che le due proposte istituzionali in discussione ci portino con strade diverse verso la privatizzazione anche se si presentano come di salvaguardia pubblica della gestione.
Quella del Governo Regionale tende a riorganizzare il sistema idrico attraverso un unico ente e si limita a chiedere al quello nazionale una deroga alla privatizzazione per mantenere le società di gestione in house, un tipo di gestione che la stessa legge Ronchi ritiene residuale. Se la risposta, come prevedibile, sarà negativa i sistemi idrici verranno messi a gara e chiunque con un sol boccone può appropriarsi della nostra acqua. L’altra proposta, quella del PD, prevede siano le Province ad organizzare il servizio ma accomunando gestione di acqua e rifiuti (che c’azzecca ?) e per giunta attraverso un azienda privata-pubblica (in realtà sotto controllo privato viste le esperienze fin qui fatte in Italia). Le due proposte non prevedono la organizzazione per bacino idrografico ed assegnano ai Comuni (proprietari delle reti) un ruolo più che residuale.
Per noi pubblico vuol dire democrazia, responsabilità e controllo civico, sostenibilità e trasparenza, una gestione vicina alle comunità e soprattutto enti di gestione che rispondano al diritto pubblico e non a quello commerciale. I fatti di cronaca, da noi e non solo, dimostrano come anche le Spa a totale capitale pubblico sono un cavallo di troia per gestioni dispendiose, clientelari, ed assunzioni senza concorso di amici e parenti fuori da qualsiasi reale controllo. Mercato e profitti vanno poco d’accordo con la tutela dei diritti civili ed ambientali! E’ una questione di democrazia, è in gioco l’interesse collettivo che non può dipendere da norme sulla concorrenza del mercato. L’acqua non può essere merce, senza acqua non c’è la vita! Se la gestione dell’acqua sarà pubblica e partecipata dipenderà da tutti noi cittadini, forze sociali, chiese, poteri locali e movimenti perchè “si scrive acqua e si legge democrazia” ora e nel voto referendario.
Campagna Salva L’Acqua Coordinamento Referendario per il Si
Aderisci alla campagna: www.acquabenecomune.org
Proponi la delibera nei diversi enti locali a sostegno della moratoria (La delibera tipo);
www.referendumacqua.it
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