| Impianto di pirolisi nell' Ex-Burgo: Assessore De Cesare non sei solo, noi siamo con te! |
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| Archivio - Amianto nella ex-Burgo | |||
| Scritto da Roberto Di Monte - chietiscalo.it | |||
| Mercoledì 06 Gennaio 2010 00:18 | |||
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Il clima di incertezza è stato creato ad arte, dire che verrà creato un impianto per la produzione di energia mediante pannelli solari è cosa ben diversa dal dire che l’energia verrà prodotta con biomasse o pirolisi; nel caso di pannelli solari sarebbero d’accordo cittadini e lavoratori, nel caso di biomasse o pirolisi sarebbero contenti i lavoratori (pochi, per un impianto di pirolisi ne servirebbero non più di una trentina) ma soprattutto gli imprenditori. A questo punto una cosa è chiara, con biomasse e pirolisi gli imprenditori guadagnerebbero tanto denaro e non possono permettersi di perdere l’occasione, anche a discapito di salute ed ambiente. Allora cosa fare per non perdere il treno in corsa? Naturalmente solo quello che stanno già facendo, confusione e cattiva informazione come prima mossa. La seconda poi viene automaticamente, basta dire che gli ambientalisti sono contrari e che “quelli sono contrari a tutto”, quanto basta per avere una fetta di opinione pubblica a favore. Terza mossa, mettere i lavoratori della ex-Burgo contro chi non vuole la realizzazione di inceneritori ed il gioco è fatto. Dopo tutto ciò, il lavoro viene completato dai sindacati, UGL e UIL, e da un comitato cittadino (quale?) che per mezzo dei loro portavoce, De Gregorio per l’UGL, Marrone per la UIL e Madrigale per il comitato cittadino, paventano catastrofi se il progetto In.Te. non andrà in porto. Della catastrofe che potrebbe abbattersi sulla nostra salute non parla nessuno; secondo De Gregorio e Marrone basta ascoltare un paio di ingegneri “di parte” per capire che biomasse e pirolisi non rappresentano un pericolo reale.
A dire il vero tutti e tre gli interventi sembrano avere un unico obiettivo, quello di recuperare dei consensi; non dimentichiamo che i sindacati locali fanno acqua da tutte le parti (hanno miseramente fallito nel caso Burgo e stanno facendo lo stesso con il caso Villa Pini) e che Madrigale torna alla vita politica dopo oltre un decennio di oblio. A preoccuparsi dei pericoli possibili siamo in tanti e non siamo tutti “ambientalisti” iscritti al WWF o a Legambiente, siamo in maggioranza liberi cittadini preoccupati per la nostra salute e per quella dei nostri figli. I vari tentativi di imprenditori e di sindacati compiacenti nel barattare pochi posti di lavoro (e non sarebbero sicuramente neanche a tempo indeterminato) con una minaccia costante sulla salute dei cittadini sembrano cozzare contro alcune importanti questioni quali l’incompatibilità di un impianto di pirolisi con la destinazione urbanistica del Comune e con il piano regionale sulla qualità dell’aria. Un coro di politici, sindacalisti ed imprenditori si eleva a favore degli impianti di pirolisi, mentre gli ambientalisti, tanti cittadini ed un Assessore del Comune di Chieti, l’Avv. Valter De Cesare, sono convinti che l’impianto non debba farsi. L’Ass.De Cesare a quanto pare è stato lasciato solo dai propri colleghi dell’amministrazione cittadina, politicamente messo in minoranza dalle varie fratture in seno ai partiti della sinistra, abbandonato da tutti nell’opposizione al progetto di un impianto di Pirolisi nel bel mezzo della città. Riflettendo meglio però, l’Assessore De Cesare non è solo, e noi, convinti oppositori di un programma teso a barattare qualche posto di lavoro precario in cambio di una macchina potenzialmente produttrice di gravi patologie, siamo con lui e lo saremo fino a che non venga fatta luce su quanto realmente hanno in mente di realizzare imprenditori e politici.
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In questi giorni si fa un gran parlare di cosa diverrà l’ex-Burgo una volta terminati i lavori di bonifica del sito. In.Te. è il nome del progetto in fase di realizzazione, ma nessuno sa di cosa si tratti di preciso. Pannelli solari, scuola di volo, biomasse, pirolisi, tradotto in unica parola: confusione. E’ certo che c’è in atto una operazione che porterà a creare qualcosa di innovativo nell’area e che in qualche modo si cercherà di reimpiegare i lavoratori dell’ex-Burgo, ma quello che è incerto è il come verranno riutilizzate le forze lavoro ex-Burgo e se si tratterà eventualmente di lavoro a termine o di assunzioni a tempo indeterminato. Oppure se finirà come per la Ginori, che alla chiusura ha visto assumere in zona, da parte di chi ha rilevato il sito industriale dismesso, meno di una decina di lavoratori (nel silenzio dei sindacati). 




