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Ex Burgo: e come per incanto rispunta l'amianto PDF Stampa E-mail
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Archivio - Amianto nella ex-Burgo
Scritto da Roberto Di Monte - chietiscalo.it   
Mercoledì 12 Gennaio 2011 00:43

Roberto-Di-MonteE’ del 7 gennaio un articolo apparso su Il Messaggero, dal titolo: “Cartiera, paura per l’amianto. Trovato in alcune condutture durante la demolizione”.

Incredibile, c’è ancora dell’amianto e qualcuno se ne è accorto .... finalmente, direi! Ci fu un esposto a firma di un gruppo di cittadini già il 25.10.2009 all’inizio dei lavori di smantellamento dell’ex stabilimento Burgo ed in quella occasione fu lanciato l’allarme per la presenza all’interno del sito di amianto in diverse forme: eternit, amianto friabile, coppelle, pannelli per la coibentazione delle tubature.

Vennero allertati diversi Enti tra cui la Procura della Repubblica di Chieti, il Prefetto di Chieti, il Questore di Chieti, il NOE di Pescara, la Guardia di Finanza, la Polizia Forestale, il Sindaco di Chieti, il Presidente della Provincia di Chieti, il Commissario della ASL e l’ARTA. Tranne per ARTA e Provincia che inviarono in tempi brevi la loro (insoddisfacente) risposta, dagli altri Enti nessuna notizia. Se questi Enti hanno fatto tutti il possibile per scongiurare il pericolo amianto questo non lo sapremo mai.

Dopo la denuncia ci sono state decine di articoli e segnalazioni su questo sito internet e su altri sul web e anche sulla carta stampata, per evidenziare che il lavoro di smantellamento procedeva non proprio nel migliore dei modi, dato che sono state disattese le anche le più semplici norme sulla sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni del circondario essendo mancata finanche una decente attività di abbattimento delle polveri prodotte dalla demolizione.

I cannoni ad acqua o nebulizzatori che dir si voglia, necessari per evitare il sollevarsi delle polveri, non sono stati utilizzati e in più giorni grosse nuvole di polvere sono arrivate fino alle abitazioni di Madonna delle Piane e di viale Benedetto Croce. Se ci fosse stato dell'amianto tra quelle polveri il problema non sarebbe circoscritto solo all'area di Madonna delle Piane ma a tutto lo Scalo, dato che le fibre di amianto sono leggerissime e facilmente trasportabili dal vento.

Abbiamo visto abbattere interi edifici senza aver avuto alcuna certezza circa la preventiva bonifica dall’amianto presente; abbiamo visto abbattere edifici con macchinari all’interno andati distrutti sotto l’inesorabile morso delle grosse cesoie; abbiamo visto demolire pezzo per pezzo quasi tutto lo stabilimento senza una risposta soddisfacente alla semplice domanda posta in modo chiaro ed inequivocabile fin troppe volte: ma l’amianto c’è ancora o no?

E mentre il fantomatico Progetto In.Te. procede tra ritardi, annunci e smentite, l’amianto rispunta tutto d’un tratto, e come per l’effetto di un coniglio che esce dal cilindro, oggi tutti sembrano meravigliarsi.

Ma di cosa vogliamo meravigliarci, che ci fosse amianto dappertutto tutti lo sapevano, in particolare lo sapevano i lavoratori in forza al momento della chiusura dello stabilimento e lo sapevano i lavoratori andati in pensione e che sono ancora in vita.

Ma lo sapevano o meglio dovevano per forza saperlo anche alcuni degli Enti chiamati in causa dall’esposto, in particolare la ASL che ha dovuto autorizzare il piano di sicurezza per lo smantellamento del complesso industriale e l’Ufficio Urbanistica del Comune di Chieti che ha sicuramente ricevuto planimetrie e quant’altro necessario per poter rilasciare il permesso alla demolizione e ricostruzione.

Insomma, i cittadini erano preoccupati al momento della demolizione e lo sono a tutt’oggi che i lavori sono fermi, la “scoperta” dell’amianto lungo le macchine continue ricrea quel clima di incertezza e di paura non solo nelle popolazioni residenti nelle immediate vicinanze del sito ma anche in quelle che abitano in zone più distanti.

Un nuovo appello al Sindaco della nostra città affinché non pensi solo al Progetto In.Te., alla ricollocazione degli ex dipendenti (cosa che sta a molto cuore a tutti noi) e alle 18 nuove aziende che pare siano interessate ad insediarsi al posto della Cartiera ma che si occupi anche degli altri cittadini, quelli che temono per la propria salute.

Non si tratta di intralciare i lavori o di voler mettere in pericolo il futuro dei lavoratori lasciati col sedere a terra dalla chiusura dello stabilimento, questo non lo vuole nessuno, si tratta piuttosto di vigilare affinchè le operazioni di smantellamento vengano effettuate in piena sicurezza per la salvaguardia della salute pubblica.
 
In fatto di salute pubblica non dimentichiamolo, il Primo Cittadino è la massima autorità.

 

Commenti  

 
#1 D'amianto si muore...Mara 2011-01-12 11:50
A Mantova è cominciato il maxiprocesso Montedison. Tante le vittime per l'amianto, ma non solo. Un operaio si è ammalato mentre cominciava il processo, e la sua testimonianza è stata molto sentita...
Mesotelioma, asbestosi, sono i terribili nomi legati all'amianto, ma ce ne sono tanti altri.
http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2011/01/11/news/ex-montedison-maxiprocesso-al-via-un-operaio-in-aula-mi-sono-ammalato-3147888/1
"In aula c'è anche il vicesindaco di Mantova Alessandra Cappellari. «I capi d'imputazione fanno venire la pelle d'oca», commenta a caldo. Il Comune si è costituito parte civile per i danni d'immagine, all'ambiente e alla cittadinanza."
 

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