Ieri è stata convocata da WWF e Abruzzo Social Forum un’assemblea pubblica (250 i partecipanti) per fare il punto sulla situazione dopo questo ennesimo incendio, il terzo in un anno, che ha dimostrato come le istituzioni non abbiano ancora predisposto e attivato un Piano di Emergenza adeguato alla necessità di tutelare i cittadini (come hanno in molti Comuni del Nord Italia). Unici rappresentanti delle istituzioni l’assessore comunale all’ambiente Bassam El Zohbi e il consigliere comunale di opposizione Raffaele Di Felice.
Dai numerosi interventi ciò che è emerso è che da una parte è necessario predisporre strumenti efficaci per far fronte a eventuali situazioni a rischio, dall’altra occorre monitorare e sottoporre ad adeguati controlli i numerosi siti per il trattamento dei rifiuti (alcuni pericolosi come in questo caso) presenti nel territorio comunale (17 in totale, di cui 14 privati, 13 dei quali attualmente in attività), per prevenire disastri di questo tipo.
Ad oggi, nonostante precedenti gravi (vedi nostro art. su INCENDIO ECOADRIATICA ), la risposta alle emergenze risulta assolutamente inadeguata: basti pensare che per verificare la presenza delle eventuali diossine sono stati effettuati soltanto 4 campionamenti e che la ASL ha effettuato i suoi prelievi prima che fossero individuate in maniera scientifica le aree di ricaduta!
È emerso anche un disagio generalizzato, che riguarda tutti le frazioni periferiche di Chieti (da Brecciarola a San Martino), circa una qualità della vita decisamente scadente, non soltanto là dove si convive con discariche e impianti industriali, ma nell’intera area, assediata dal traffico e da sempre trascurata dalle amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni.
Nel corso dell’assemblea è stata inoltre esposta la nota del WWF Abruzzo inviata il 23 luglio a tutti gli Enti, in cui si richiede, con carattere d’urgenza attesa la gravità di quanto accaduto, che:
- siano comunicate al più presto, sulla base del Decreto 195/2005, le esatte concentrazioni di diossine, PCB, IPA e di altri potenziali inquinanti raggiunti nell’aria nelle varie località interessate dalla nube;
- siano effettuate analisi sul sangue/urine su campioni di lavoratori (ad esempio, tecnici ARTA e Vigili del Fuoco) e di cittadini per capire l’esposizione ai diversi inquinanti (diossine; PCB; benzene ecc.), attraverso un piano di monitoraggio che tenga conto del differente grado di esposizione alle ricadute (campionando cittadini a diversa distanza ecc.).
- si provveda ad una verifica sui flussi di persone ai Pronto Soccorso degli ospedali di Chieti, Pescara e Ortona prima durante e dopo l’evento, visto che molte delle sostanze riscontrate possono comportare problemi di carattere cardiovascolare e/o respiratorio;
- si proceda all’individuazione delle aree di ricaduta non solo attraverso modelli matematici, comunque utili, ma anche attraverso l’uso delle foto satellitari disponibili durante l’evento ( l’Associazione ha messo in contatto l’ARTA con enti esperti in tal senso);
- sia analizzata la presenza nel terreno e sui vegetali dei diversi inquinanti (non solo la diossina ma anche le altre molecole riscontrate nelle acque di spegnimento e nei fumi, come avvenuto alla De Longhi in Veneto) a varie distanze dal sito e nelle diverse direzioni, anche per valutare il “fondo” già presente dei diversi inquinanti. Si evidenzia come l’ARPA Veneto abbia effettuato ben 50 punti di campionamento per le diossine nei terreni di scuole e parchi pubblici;
- siano verificate le autorizzazioni in possesso della SEAB e degli altri impianti presenti a Chieti Scalo, attivando eventualmente anche procedure di revoca per via amministrativa in caso di inadempienze;
- sia verificato lo stato di attuazione dell’Ordinanza Comunale del 2008 che perimetra tutta l’area di Chieti Scalo quale area a rischio ambientale in cui dovevano essere effettuate tutta una serie di iniziative volte alla caratterizzazione e alla tutela dei cittadini, con divieti e prescrizioni per l’uso dell’ambiente;
- sia attivato immediatamente un sistema di monitoraggio in continuo della qualità dell’aria in Val Pescara;
- sia disposta l’immediata reperibilità per i tecnici dell’ARTA, dotando l’Agenzia di tutta la strumentazione necessaria per intervenire secondo le procedure standard internazionali in caso di incidente nonché della strumentazione per l’analisi delle diossine affinché non ci si debba rivolgere più a laboratori esterni con costi aggiuntivi (l’università di Siena è stata segnalata dal WWF l’anno scorso a tal proposito);
- siano attivate procedure amministrative per capire le responsabilità di singoli funzionari dei vari enti per la mancata attivazione di quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile procedendo alla loro sostituzione.









