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LA GESTIONE DEI RIFIUTI - LA DISCARICA
Il problema dei rifiuti in Italia è ben lungi dall’essere risolto, il
nostro paese è in netto ritardo con le pratiche connesse alla raccolta
differenziata, le discariche utilizzate non sono sufficienti a smaltire
l’enorme quantitativo di rifiuti prodotti ed inoltre noi cittadini non
vediamo di buon occhio gli inceneritori. Se gli italiani prestano poca
attenzione al problema rifiuti, non fanno costantemente raccolta
differenziata e preferiscono smaltire i rifiuti in un unico contenitore
è solo per un fatto di cultura, perché siamo un popolo diverso dagli
altri popoli d’Europa, siamo abituati a pensare per noi stessi e non per
il prossimo; ci comportiamo come se i problemi legati alla collettività
provocassero una sindrome a cui è stato dato il nome “not in my
courtyard”, cioè “si ma non nel mio cortile”, insomma i problemi che non
toccano direttamente la mia persona non sono miei problemi. Ed i
problemi rimangono specie quello dei rifiuti, continuiamo a produrne in
grandi quantità e cosa ci facciano non ci riguarda.
Ma i rifiuti, che fine fanno?
Tutti sanno che tutto ciò che è rifiuto viene portato in discarica, ma
in pochi sanno che le discariche in genere costituiscono un grosso
problema per l’ambiente e per le popolazioni che vi abitano vicino.
Ma in cosa consiste una discarica?
La discarica è un luogo in cui applicare le metodologie per lo
stoccaggio definitivo dei rifiuti per strati sovrapposti, atti a
favorire la fermentazione della materia organica. La fermentazione
avviene grazie alla presenza di batteri anaerobici e tale processo
produce percolato (liquami) e biogas, la cui dispersione nell’ambiente
può essere fonte di inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria. Per
cui una discarica deve essere progettata con criterio tale da garantire
il minor impatto possibile sull’ambiente circostante limitando il flusso
degli inquinanti.
Dopo aver scelto accuratamente il sito adatto, vanno studiati sistemi di
barriere di impermeabilizzazione scegliendo fra materiali naturali o
artificiali, efficaci sistemi di drenaggio del percolato e pozzi di
captazione del biogas. In generale, lo studio di una discarica deve
affrontare e risolvere i problemi legati alle condizioni di stabilità
del terreno d’appoggio, delle scarpate e degli argini, alle condizioni
di assestamento dei rifiuti, alle attività di sistemazione definitiva e
recupero delle aree utilizzate. Pertanto, a seconda della natura
geomorfologia del sito prescelto, si procede alla scelta del tipo di
discarica.
Sostanzialmente sono tre i tipi utilizzati:
1. Discariche in avvallamento: si utilizzano vecchie cave dismesse o si
scavano apposite fosse nel terreno;
2. Discariche in rilevato: si sviluppano in altezza;
3. Discariche in pendio: si utilizzano squarci aperti lungo i versanti
dei pendii.
Una volta scelta la tipologia e valutato l’impatto ambientale, si
procede all’ impermeabilizzazione del sito, operazione importantissima
per far in modo che i liquami non si disperdano nell’ambiente ma seguano
un percorso controllato che ne permetta il recupero per il successivo
invio al depuratore. Per l’impermeabilizzazione si usano sistemi
naturali mediante utilizzo di terreno argilloso, sistemi artificiali
mediante utilizzo di materiale plastico o sistemi misti che utilizzano
terreno argilloso e materiale plastico.
Viene quindi previsto un sistema di raccolta del percolato mediante
appositi pozzi, dotati di pompe che inviano i liquami a vasche di
decantazione che consistono in un vero e proprio primo trattamento prima
dell’invio al depuratore.
Viene inoltre previsto un sistema per la raccolta del biogas, che è
costituito principalmente da metano ed anidride carbonica, mediante una
apposita rete di captazione, una serie di pozzi verticali dai quali si
diramano tubazioni a raggiera disposte orizzontalmente in modo da
raggiungere tutto il corpo discarica. La pressione che si crea
all’interno della discarica ne favorisce l’uscita e quindi la raccolta e
l’asportazione. Tutto ciò è necessario per evitare danni all’ambiente,
dalla diffusione degli odori molesti all’emissione di gas nocivi per la
vegetazione circostante, evitando soprattutto problemi legati
all’infiammabilità del biogas prodotto con reale pericolo di esplosioni.
Altra fase importante è la sistemazione finale della discarica. Essa si
propone diversi obiettivi, con particolare attenzione alla riduzione
dell’infiltrazione delle acque meteoriche di superficie per evitare una
eccessiva produzione di percolato, al controllo delle perdite di biogas
nell’atmosfera, al recupero dell’area. Pertanto la superficie della
discarica viene ricoperta con idonei materiali che tengano conto del
tipo di rifiuto presente in discarica e del tipo di assestamento del
corpo discarica. In ultimo si procede con la piantumazione, scegliendo
le tipologie di vegetazione adatte, tenendo conto dell’alta mortalità
delle piante messe a dimora a causa del supporto non ideale,
dell’irregolare drenaggio o a causa di fughe di gas sfuggiti al sistema
di aspirazione.
Pertanto, alla luce di tutto questo, possiamo affermare che dietro una
semplice parola, discarica, si nascondono una serie interminabile di
difficoltà realizzative, non ultima la riluttanza delle popolazioni ad
accettare tali impianti nei pressi delle proprie abitazioni.
Proprio per questo ultimo fattore, gli Enti locali sono spronati allo
studio di nuovi sistemi per lo smaltimento dei rifiuti, quali la
raccolta differenziata o l’incenerimento tramite termovalorizzatore.
Di raccolta differenziata e termovalorizzatore parleremo nei successivi
paragrafi.
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