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L’IMPIEGATO DI GEORGES PEREC
di G.Zulli
Tutti i telegiornali del primo maggio hanno trasmesso le immagini delle
piazze, stracolme di lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate,
giovani e ragazze, nelle quali le organizzazioni sindacali hanno
celebrato la festa internazionale del lavoro e dei lavoratori. A Torino
Cgil-Cisl_Uil, a Bologna l’Ugl , a Bari la CISAL hanno organizzato le
manifestazioni nazionali con al centro i temi del lavoro, della sua
certezza, della sua stabilità ma, soprattutto, della sua sicurezza. In
tantissime altre piazze d’Italia si sono svolte iniziative che hanno
consentito ai sindacati di dialogare con i presenti. Anche in Abruzzo,
ci sono state diverse manifestazioni delle quali il nostro giornale ha
già dato notizia e, anche se a mio avviso le manifestazioni dovevano e
potevano essere di più, in quelle svolte c’è stata ampia partecipazione
di popolo, segno evidente che in un momento difficile e incerto quale
quello che stiamo attraversando, la fiducia nei confronti del sindacato
è sempre molto alta. In tutte le piazze dove si sono svolte le
manifestazioni, è stato osservato un minuto di silenzio a ricordo delle
vittime di infortuni mortali sul lavoro che hanno purtroppo insanguinato
anche la giornata del primo maggio a Sorrento.
Ci sono stati i tradizionali comizi, iniziative musicali che hanno
richiamato centinaia di migliaia di giovani e ragazze come a San
Giovanni in Laterano a Roma , Pescara e altrove e ci sono state anche
iniziative culturali in senso stretto come a Chieti, dove, nel quadro
delle manifestazioni meritoriamente organizzate dall’Associazione
culturale Chieti Nuova 3 febbraio, Comune e Provincia di Chieti, Museo
La Civitella per “Il Calendario della Repubblica. Il dovere della
memoria” è stato rappresentato, presso la Sala didattica del Museo, dal
CSS Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, lo spettacolo “L’arte e la
maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento”
di Georges Perec.
“La vicenda dell’impiegato di Perec- scrive in una nota di presentazione
il regista Alessandro Marinuzzi- che continua a vivere e invecchiare
all’interno della stessa azienda illudendosi di riuscire ad ottenere un
seppur minimo aumento di stipendio mi sembra ormai una storia che non
definirei più kafkiana o fantozziana, ma donchisciottesca, metafisica,
appartenente a un eroe di un mondo fantastico che si scontra con una
realtà incongrua, una falena solitaria che sbatte le ali contro la
lampada della rivendicazione individuale, mentre la finestra del mercato
del lavoro, sempre che sia aperta, sta da un’altra parte”.
Anche se scritta alcuni decenni fa, la vicenda, interpretata da una
effervescente e bravissima Rita Maffei, si colloca perfettamente nella
nostra epoca e, forse in caustica preveggenza, dimostra quanto sia
illusoria e sbagliata la convinzione di poter risolvere personalmente i
propri problemi sul posto di lavoro a partire, naturalmente, dalla
scarsa retribuzione.
Dovunque c’è bisogno di una contrattazione collettiva correttamente
gestita dalle organizzazioni sindacali proprio per evitare i tormenti
falsamente esistenziali e le tante domande che si pone l’interprete
della vicenda, salutata, a fine rappresentazione dal caloroso applauso
di un pubblico attento e divertito.
Tra i presenti, il Sindaco di Chieti Francesco Ricci e l’Assessore alla
Cultura e Pubblica Istruzione Carmelina Di Cosmo. Assenti, e non è la
prima volta, molti di coloro che si occupano professionalmente di
cultura, come il Presidente e il Direttore del Teatro Marrucino, tra
l’altro lautamente stipendiati, e molti componenti di quel Consiglio di
Amministrazione composto, a mio avviso, più per lottizzazione partitica
che per vera passione culturale.
Giustino ZulliArticolo del 3 maggio 2007
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