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LA GESTIONE DEI RIFIUTI - INCENERITORE O
TERMOVALORIZZATORE?
Se provassimo a fare un sondaggio e chiedessimo ai nostri concittadini
se per risolvere il problema dei rifiuti preferirebbero smaltire i
rifiuti mediante l’utilizzo di discariche, raccolta differenziata o
termovalorizzatore, avremo risposte di diversa natura, ma se chiedessimo
loro di dare un parere su cosa sia meglio, l’inceneritore o il
termovalorizzatore, ne sentiremmo delle belle.
Non tutti sanno che inceneritore e termovalorizzatore sono la stessa
cosa, con la differenza che il termovalorizzatore produce energia
utilizzando il calore prodotto dalla combustione e l’inceneritore no.
Oggi incenerire i rifiuti sembra l’unica via d’uscita al problema delle
discariche stracolme, il fatto che non si chiami inceneritore ma
termovalorizzatore spaventa meno i cittadini ed il fatto che produce
energia fa passare in secondo piano il problema dei potenziali danni
alla salute causati dalle emissioni nell’aria, cosa di cui parleremo più
avanti.
Di certo prima di costruire un impianto bisogna effettuare approfonditi
studi sull’impatto ambientale che produce una struttura del genere,
nonché studi approfonditi sul dimensionamento dell’impianto stesso
definendo preventivamente i quantitativi di rifiuto che vi
transiteranno; altro fattore, assolutamente non trascurabile, vincere la
diffidenza dei cittadini circa l’utilità e la non pericolosità per la
salute. Di certo anche nel caso dell’inceneritore-termovalorizzatore
l’informazione a disposizione dei cittadini non è sufficiente, non è
affatto chiaro se effettivamente sia dannoso o meno per la salute, ed è
certo che dalla costruzione del primo inceneritore ad oggi la tecnologia
ha fatto enormi passi in avanti rendendo sempre più sicuri gli impianti,
ma la certezza dell’innocuità degli stessi non è provata.
I vantaggi legati alla termovalorizzazione sono sostanzialmente i
seguenti:
1. I rifiuti pericolosi possono essere trasformati in non pericolosi
grazie al processo di ossidazione;
2. L’incenerimento produce gas ad alta temperatura ed il calore degli
stessi viene utilizzato nella generazione di energia , impiegando
vapore;
3. L’incenerimento riduce il volume dei rifiuti ed alleggerisce così il
problema delle discariche stracolme.
Ma cerchiamo di capire meglio cos’è e come funziona un
termovalorizzatore.
Si è già detto che è in pratica un inceneritore di rifiuti in grado di
sfruttare il calore prodotto nella combustione per produrre acqua calda
ed energia elettrica. In modo molto semplicistico, senza entrare in
dettagli tecnici, esso è costituito da un forno, una camera di
post-combustione, una caldaia per il recupero del calore generato dalla
combustione e sistemi per l’abbattimento delle emissioni. Il rifiuto
viene bruciato a temperature molto elevate, oltre 1.000 gradi, in tre
fasi: essiccamento del prodotto e precombustione, combustione delle
sostanze volatili, combustione dei residui solidi e loro trasformazione
in scorie. Si ottengono così fumi che vengono convogliati in una parte
dell’impianto atta al recupero energetico, polveri e scorie vetrificate
costituenti il residuo solido che finisce in discarica. Alcuni studi
sostengono che l’efficienza della combustione a temperature superiori a
1.000 gradi si attesti intorno al 99,9 % e che le sostanze tossiche
siano tutte distrutte fugando ogni dubbio in tema di sicurezza per le
popolazioni. Altri studi invece sostengono che stante la difficoltà di
tenere costante la temperatura oltre i 1.000 gradi, non si possa avere
la certezza che le sostanze nocive vengano tutte abbattute; ed infatti
la combustione di materie plastiche a temperature inferiori ai 1.000
gradi produce diossina.
In base alla legge di Lavoisier (http://it.wikipedia.org/wiki/Lavoisier)
nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma; quindi un
termovalorizzatore che brucia rifiuti produce si energia, ma anche
scorie solide (scorie pesanti, ceneri volanti e polveri) e gassose
(fumi) che in qualche modo ritornano nell’ambiente. Se consideriamo 1
tonnellata di rifiuto da incenerire, la calce e l’acqua necessari per
l’abbattimento di una parte delle polveri e l’ossigeno per la
combustione, si ottiene un residuo di circa 2 tonnellate.
In quanto al residuo solido, esso è composto da:
1. scorie pesanti, circa 300 kg per tonnellata di rifiuto, formate da
rifiuto incombusto, raccolto a valle dell’impianto, sono in prevalenza
metalli ferrosi, inerti ed altro che vengono sottoposte a vagliatura e
separazione e riavviate a scopi di recupero (utilizzate come materiali
per fondi stradali);
2. ceneri volanti (circa 30 kg per tonnellata di rifiuto) e polveri
raccolte, dall’impianto di depurazione che vengono conferite in
discarica.
I fumi prodotti, circa 1 tonnellata per ogni tonnellata di rifiuto,
vengono prima sottratti del loro calore e fatti passare poi in potenti
filtri in grado di eliminare buona parte delle polveri contenute ed
immessi nell’aria. Nonostante il trattamento, i fumi immessi nell’aria
contengono comunque sostanze potenzialmente dannose per la salute e per
l’ambiente. I gas di combustione che si formano contengono sostanze
chimiche quali le diossine (http://www.arpa.veneto.it/glossario_amb/htm/diossine.asp),
i furani (sostanze simili alle diossine), cloroformio (http://it.wikipedia.org/wiki/Cloroformio),
esaclorobenzene (http://lem.ch.unito.it/didattica/infochimica/2006_pesticidi/classici/esaclbenz.html,
tetracloroetilene (http://it.wikipedia.org/wiki/Tetracloroetilene),
policlorobifenili (http://it.wikipedia.org/wiki/Policlorobifenili),
formaldeide (http://it.wikipedia.org/wiki/Formaldeide)
e fosgene (http://it.wikipedia.org/wiki/Fosgene),
oltre che metalli come arsenico (http://it.wikipedia.org/wiki/Arsenico),
berillio (http://it.wikipedia.org/wiki/Berillio,
cadmio (http://it.wikipedia.org/wiki/Cadmio),
cromo (http://it.wikipedia.org/wiki/Cromo),
antimonio (http://it.wikipedia.org/wiki/Antimonio),
bario (http://it.wikipedia.org/wiki/Bario),
piombo (http://it.wikipedia.org/wiki/Piombo),
mercurio (http://it.wikipedia.org/wiki/Mercurio_(elemento),
tallio (http://it.wikipedia.org/wiki/Tallio),
argento (http://it.wikipedia.org/wiki/Argento).
Il panorama non è molto confortante, sono certamente tutte sostanze
dannose per la salute, alcune assolutamente velenose ed altre fortemente
cancerogene. Gli sforzi per cercare di limitare le emissioni hanno dato
buoni risultati, ma ad oggi non abbiamo la certezza che le emissioni
siano innocue perché non abbiamo strumenti di controllo con precisione
tale da rilevare la presenza di quantità infinitesimali di sostanze
pericolose direttamente dai gas espulsi. Il fatto comunque che non
vengano evidenziate dagli strumenti di misurazione non vuol dire che non
ci siano. Alcuni studi sostengono proprio questo, che le sostanze
pericolose nei fumi non siano facilmente misurabili poiché disciolte in
enormi quantità di sostanze gassose, ma siano misurabili una volta
depositate sul terreno nelle immediate vicinanze dell’impianto; si parla
di monitoraggi effettuati a distanza di oltre 7 Km. dall’impianto e
comprovata contaminazione da sostanze pericolose.
Una delle sostanze presenti nei fumi, che spaventa molto le popolazioni
residenti nelle vicinanze degli inceneritori è la diossina, anzi le
diossine, visto che si tratta di diversi composti. Esse si producono in
caso di cattive condizioni di combustione a temperature sotto i 1.000
gradi, sono sostanze tossiche e cancerogene per l’organismo umano, sono
sostanze poco volatili per via del loro elevato peso molecolare e sono
solubili nei grassi dove tendono ad accumularsi. Per questa loro
caratteristica, il corpo umano non è in grado di espellerle, pertanto
anche quantità minime possono recare gravi danni alla salute di esseri
umani ed animali. La soglia minima di sicurezza per tali sostanze è
ancora oggetto di studi scientifici, ma quelli condotti fino ad oggi
asseriscono che la maggior contaminazione da diossina non si ha
direttamente per via aerea ma attraverso gli alimenti, in particolare
grasso animale di bestiame esposto ai fumi. Non dimentichiamo comunque
che le diossine sono presenti nel fumo di sigaretta, nella combustione
del legno e carbone, nella combustione incontrollata di rifiuti, oltre
che nelle emissioni di processi industriali, ma questo non cambia il
senso circa i timori delle emissioni nell’aria da parte dei
termovalorizzatore. Altre sostanze di cui vale certamente la pena di
dire qualcosa sono contenute nelle polveri sottili, residuo
riscontrabile nelle emissioni anche dopo il passaggio dei fumi negli
impianti di depurazione. Sono talmente sottili che esse passano
attraverso tutti i processi di depurazione finendo inevitabilmente
nell’aria. Queste polveri sono chiamate in base alle dimensioni delle
particelle, PM 10, PM 2,5, ecc. Oltre ai PM 10 che oramai sono
riconosciuti come dannosi, ma che in realtà sembra causino problemi che
si fermano alle vie respiratorie (non per questo da sottovalutare) i
problemi maggiori sono derivati dalle nano polveri da PM 2,5 fino PM 0,1
(leggete
http://www.romeogiunchi.net/wp-content/uploads/2007/04/inquinamento-e-danni-alla-salute.pdf
per vedere cosa imputano alle PM 2,5).
Il documento che potrete leggere all’indirizzo
http://www.nanodiagnostics.it/images/086-06.pdf, redatto a cura
del Dott. Stefano Montanari, Direttore Scientifico del
laboratorio Nanodiagnostics di Modena, disegna un quadro completo
sull’argomento.
Alla luce di tutto ciò, non conviene evitare la costruzione di
termovalorizzatori ed impegnarci tutti insieme per incrementare la
pratica della raccolta differenziata?
Roberto Di Monte
Chieti, 2 maggio 2007
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